Rischio e incertezza non sono sinonimi.
Per l’economista Frank H. Knight, il rischio riguarda eventi ai quali possiamo attribuire probabilità ragionevoli. Può essere stimato, assicurato oppure assorbito come costo.
L’incertezza riguarda decisioni uniche, per le quali mancano dati e precedenti davvero comparabili.
È questa seconda categoria che compete soprattutto all’imprenditore. Deve formulare una previsione, impegnare risorse e rispondere delle conseguenze quando nessuno può garantirgli il risultato.
Il profitto, secondo Knight, nasce proprio qui. Se la previsione si rivela corretta, all’imprenditore resta un utile. Se è sbagliata, il residuo può diventare una perdita.
Qual è la differenza tra rischio e incertezza?
Nel linguaggio comune parliamo quasi sempre di “rischio imprenditoriale”. Dentro questa espressione, però, finiscono problemi molto diversi.
Se un’azienda conosce la frequenza storica di un evento, può stimarne la probabilità e l’impatto. Un incendio, un infortunio, un guasto o l’insolvenza di una certa quota di clienti sono esempi di rischi che, almeno in parte, possono essere misurati.
L’incertezza knightiana compare quando non possediamo una distribuzione affidabile delle probabilità. Succede quando lanciamo un prodotto nuovo, scegliamo un socio, entriamo in un mercato che sta cambiando o investiamo in una tecnologia ancora giovane.
La distinzione può essere riassunta così:
| Aspetto | Rischio | Incertezza |
|---|---|---|
| Probabilità | Conosciuta o stimabile | Sconosciuta o poco credibile |
| Precedenti | Numerosi e abbastanza comparabili | Pochi, unici o legati a condizioni diverse |
| Strumenti | Assicurazioni, contratti, riserve, statistiche | Giudizio, scenari, opzioni, liquidità, capacità di adattamento |
| Esempio | Incendio di un capannone | Domanda futura per un prodotto appena lanciato |
| Conseguenza economica | Può diventare un costo prevedibile | Può generare profitto o perdita imprenditoriale |
Il confine non è sempre netto. Una parte dell’incertezza può diventare misurabile quando raccogliamo dati, maturiamo esperienza e osserviamo più casi. Resta comunque pericoloso assegnare una percentuale solo perché il business plan richiede una cella da riempire.
Un numero senza una base solida è ancora un’opinione.
Che cosa sostiene Frank Knight in Rischio, incertezza e profitto?
Frank H. Knight pubblicò Risk, Uncertainty and Profit nel 1921. Il testo è diventato uno dei riferimenti classici nello studio dell’impresa e dell’origine del profitto.
Knight parte da un fatto semplice: la produzione avviene nel tempo. L’imprenditore paga oggi stipendi, fornitori, interessi, software, macchinari e consulenti. Solo più avanti scoprirà quanto il mercato riconoscerà al risultato del lavoro.
Molti costi sono stabiliti prima. Il dipendente riceve uno stipendio concordato. La banca incassa gli interessi. Il fornitore presenta la fattura secondo contratto.
All’imprenditore rimane ciò che avanza, ammesso che avanzi qualcosa.
Il suo reddito è residuale perché dipende dalla distanza fra la previsione e la realtà. Il profitto non premia il semplice gusto per il pericolo. Compensa un giudizio sul futuro formulato in condizioni di incertezza non assicurabile.
Questo spiega anche perché due aziende con risorse simili possano ottenere risultati molto diversi. Una può aver interpretato meglio il mercato, scelto il momento giusto, trovato persone più adatte o costruito un vantaggio che i concorrenti non avevano ancora visto.
L’altra può aver eseguito bene un piano fondato su una previsione sbagliata.
Il testo integrale di Risk, Uncertainty and Profit è disponibile gratuitamente in inglese nella Online Library of Liberty.
Che cosa posso calcolare prima di un investimento immobiliare?
Sto applicando questa distinzione alla mia terza operazione immobiliare nel giro di meno di quattro anni.
Il progetto richiede circa 100.000 euro di capitale, oltre a un nuovo mutuo, per acquistare e trasformare un appartamento nel centro di Ravenna. L’obiettivo è ricavare cinque stanze da inserire nel sistema Stanz@Ravenna.
Prima di decidere ho potuto analizzare:
- il prezzo d’acquisto
- i costi previsti dei lavori e degli arredi
- i canoni ottenibili dalle stanze
- la rata del mutuo a tasso fisso
- imposte, spese condominiali e costi ricorrenti
- il tempo necessario per recuperare il capitale
- la liquidità residua dopo l’operazione
Ho fatto perizie, confrontato altri immobili e costruito più scenari. Posso calcolare che cosa succede se i lavori costano il 10 o il 20% in più. Posso simulare alcuni mesi di stanze vuote oppure canoni inferiori alle attese.
Queste analisi riducono l’ignoranza e mostrano quanto la posizione sia resistente.
Non possono dirmi con certezza quale sarà la domanda fra tre anni. Potrebbero entrare concorrenti più forti, cambiare le norme sugli appartamenti condivisi o emergere problemi che il mio team non ha mai gestito.
La differenza conta perché mi impedisce di confondere un business plan dettagliato con una previsione certa.
Il foglio Excel mi aiuta a capire se posso sopravvivere a diversi errori. Non può garantirmi che quegli errori siano gli unici possibili.
Che cosa mi ha insegnato un investimento finito male?
La mia esperienza con CBDExpress rende il concetto ancora più evidente.
Quando investii nell’azienda, il mercato della cannabis light cresceva. In altri Paesi europei la regolamentazione sembrava muoversi verso una maggiore apertura. La mia previsione era che l’Italia avrebbe seguito una direzione simile.
È accaduto il contrario. Le successive scelte politiche e regolamentari hanno reso il settore molto più difficile, fino a compromettere il valore dell’investimento.
Potevamo lavorare meglio su distribuzione, gestione e marketing. Non controllavamo la direzione legislativa del Paese. E non avevamo una base statistica seria per assegnare una probabilità alla nostra ipotesi.
L’errore più importante, visto oggi, non riguarda solo la previsione. Avevo ragionato poco sull’exit strategy e sulle alternative disponibili se lo scenario fosse cambiato in modo radicale.
Per questo, negli investimenti successivi, ho iniziato a chiedermi fin dall’inizio:
- chi potrebbe acquistare l’asset in futuro
- come recuperare liquidità se i rendimenti diminuiscono
- quali elementi conservano valore anche quando il piano principale fallisce
- fino a quale perdita posso arrivare senza danneggiare le altre attività
Non posso eliminare l’incertezza. Posso costruire una posizione dalla quale mi sia possibile avere torto.
Knight e ISO 31000 si contraddicono?
Durante il lavoro svolto con Michael Vendemini, cofondatore di Imprenditore Corazzato, ho approfondito anche la ISO 31000.
Lo standard internazionale definisce il rischio come “effetto dell’incertezza sugli obiettivi”. La formulazione sembra diversa da quella di Knight, che separa il rischio misurabile dall’incertezza non misurabile.
I due approcci hanno scopi differenti.
Knight cerca di spiegare l’origine del profitto. La ISO 31000 offre principi e linee guida per identificare, analizzare, valutare e trattare ciò che può modificare gli obiettivi di un’organizzazione. La versione ISO 31000:2018 rimane lo standard di riferimento e non è una certificazione aziendale.
La ISO usa quindi una definizione più ampia. Considera anche gli eventi per i quali non abbiamo probabilità precise e ricorda che lo scostamento dagli obiettivi può essere negativo oppure positivo.
In termini pratici, Knight mostra dove finisce il calcolo. La ISO 31000 aiuta a organizzare il lavoro che rimane.
È il principio sul quale Michael ha costruito la sua Diagnosi dei Rischi: capire prima l’azienda, gli obiettivi, le persone chiave e le vulnerabilità. Solo dopo ha senso valutare polizze e altri strumenti di protezione.
Nell’intervista a Michael Vendemini per Il Baffo Podcast abbiamo discusso proprio il passaggio dalla vendita di prodotti assicurativi alla consulenza sul rischio.
Perché un software non può trovare tutti i rischi aziendali?
Un software di risk management può raccogliere incidenti, mancati infortuni, indicatori finanziari e scostamenti rispetto a soglie definite. Con l’intelligenza artificiale può anche individuare anomalie e dipendenze nascoste dentro grandi quantità di dati.
Rimane un limite: il sistema analizza ciò che è stato registrato oppure ciò che qualcuno gli ha insegnato a cercare.
Potrebbe segnalare che il 40% del fatturato dipende da un cliente. Fa più fatica a comprendere i rapporti fra due soci, la fragilità di un accordo informale o il fatto che una persona chiave non abbia un sostituto credibile.
L’articolo di Imprenditore Corazzato sulle società di consulenza specializzate in risk management spiega bene questa differenza. La piattaforma monitora un rischio già definito. La diagnosi serve anche a portare in superficie quello che l’azienda non ha ancora nominato.
Lo stesso limite vale nelle decisioni strategiche. Un modello AI può costruire cinque scenari per il mio appartamento. Non pagherà il mutuo se la previsione è sbagliata.
La responsabilità resta all’imprenditore.
L’imprenditore deve accettare anche il rischio dei fornitori?
La distinzione di Knight aiuta a leggere meglio le proposte di lavoro “a performance”.
Un consulente può legare parte del proprio compenso a un risultato quando controlla le variabili decisive, possiede dati affidabili e può influenzare l’esecuzione. Diventa invece problematico chiedergli di assorbire tutta l’incertezza dell’impresa.
Un’agenzia di marketing non controlla la qualità del prodotto, il lavoro dei venditori, i prezzi, la reputazione precedente, il budget disponibile e il modo in cui l’azienda gestirà i contatti ricevuti.
Il proprietario conserva il potere di decidere su queste leve e riceve l’eventuale valore creato nel lungo periodo. Per la stessa ragione deve sostenere la parte d’incertezza che non può trasferire con un contratto.
Il fornitore risponde della qualità del lavoro promesso. L’imprenditore risponde della scelta di acquistarlo e di inserirlo in un sistema capace di produrre un ritorno.
Anche la scelta del canale da presidiare segue questa logica. Si possono studiare pubblico, costi e casi precedenti. Nessuno può garantire quale piattaforma continuerà a funzionare fra cinque anni.
Ne ho parlato anche nell’articolo su come scegliere il canale marketing principale.
Quali domande dovrebbe farsi un imprenditore prima di investire?
Prima di impegnare capitale, assumere una persona o aprire un nuovo progetto, uso cinque domande.
1. Quale obiettivo sto cercando di raggiungere o proteggere?
Il rischio esiste sempre in relazione a un obiettivo. La perdita temporanea di liquidità può essere accettabile per un’azienda che vuole aumentare la capacità produttiva. Diventa pericolosa se mette in discussione stipendi, rate e continuità operativa.
2. Che cosa posso stimare su basi ragionevoli?
Questa parte va misurata. Quando possibile, può essere assicurata, limitata con un contratto, coperta da una riserva oppure trasformata in un costo fisso.
3. Dove mi sto inventando una precisione che non possiedo?
Bisogna controllare la qualità dei precedenti. Un caso studio interessante non costituisce una probabilità. Un mercato differente, un altro periodo storico o un imprenditore con risorse superiori possono rendere il confronto poco utile.
4. Quali leve posso azionare se lo scenario cambia?
Prezzo, tempi, persone, capitale, prodotto e dimensione dell’investimento determinano la capacità di adattamento. Anche l’exit strategy fa parte delle leve: dovrebbe essere pensata quando la situazione è ancora favorevole.
5. Posso sopravvivere se la previsione è sbagliata?
Questa è la domanda decisiva. Se un singolo errore può compromettere l’intera azienda, la posizione è troppo grande, troppo rigida oppure prematura.
Domande frequenti su rischio e incertezza
Qual è la differenza tra rischio e incertezza secondo Knight?
Il rischio riguarda eventi con probabilità conosciute o ragionevolmente stimabili. L’incertezza riguarda casi unici nei quali non possiamo attribuire probabilità affidabili agli esiti futuri.
Perché il profitto nasce dall’incertezza?
I rischi misurabili possono diventare premi assicurativi, riserve o altri costi. L’imprenditore riceve invece il valore residuale prodotto da una previsione formulata nell’incertezza. Se la previsione fallisce, può subire una perdita.
L’incertezza può essere ridotta?
Sì. Ricerca, esperienza, esperimenti limitati, scenari e confronto con casi simili possono trasformarne una parte in rischio più leggibile. Non possono rendere certo un evento futuro unico.
Che cos’è la ISO 31000?
La ISO 31000 è uno standard internazionale che fornisce principi, un quadro di riferimento e un processo per la gestione del rischio. Definisce il rischio come effetto dell’incertezza sugli obiettivi. Non è uno standard utilizzabile per certificare un’azienda.
L’intelligenza artificiale può eliminare il rischio imprenditoriale?
No. Può migliorare l’analisi, trovare confronti e simulare scenari. La scelta degli obiettivi, il giudizio sui segnali incompleti e la responsabilità delle conseguenze rimangono umani.
Un buon imprenditore deve amare il rischio?
Non necessariamente. Un buon imprenditore elimina i rischi inutili, protegge la liquidità e conserva alternative. Affronta l’incertezza che non può rimuovere senza rinunciare anche all’opportunità.
Stai cercando informazioni o una certezza impossibile?
Una decisione importante può richiedere ancora dati, una perizia o il confronto con qualcuno più esperto. Continuare a studiare ha senso finché le nuove informazioni possono cambiare davvero la scelta.
Arriva però un punto nel quale altra analisi serve soltanto a rimandare.
L’imprenditore deve riconoscere quel confine. Riduce i rischi evitabili, prepara le difese e decide con ciò che sa, accettando che una parte del futuro resterà opaca.
È il lavoro che nessun business plan, consulente o intelligenza artificiale può assumersi al posto suo.
Se vuoi ascoltare la spiegazione completa, con gli esempi dell’operazione immobiliare a Ravenna e di CBDExpress, trovi la puntata de Il Baffo Podcast in questa pagina.
E se vuoi migliorare il modo in cui presenti decisioni, offerte e argomentazioni ai tuoi clienti, è disponibile la terza edizione del Piccolo Libro della Scrittura Persuasiva.
Fonti e approfondimenti
- Frank H. Knight, Risk, Uncertainty and Profit, 1921
- Riccardo Mazzanti, che mi ha parlato per la prima volta di questo libro
- International Organization for Standardization, ISO 31000:2018 – Risk management guidelines
- Intervista a Michael Vendemini, Il Baffo Podcast, episodio 380
- Che cos’è il marketing a performance? Il Baffo Podcast, episodio 356
- Imprenditore Corazzato, Quali servizi offrono le società di consulenza specializzate in risk management
