Tutti vogliono fare impresa dove è facile. Lui l’ha fatta dove è impossibile.
Bolivie Wakam ha 37 anni. È un ingegnere energetico. E gestisce la principale azienda di energia solare in Camerun.
Ma la sua storia non è quella che ti aspetti.
Non è arrivato in Italia col barcone. È arrivato con un visto da studente, una borsa di studio conquistata tra 1.175 candidati (era trentaseiesimo), e un italiano studiato per 9 mesi prima di partire.
È venuto a studiare a Bologna. Poi si è specializzato in energie rinnovabili all’Università di Genova, campus di Savona.
E poi è tornato in Camerun.
Non per mancanza di opportunità. Per costruire quello che mancava.
Questa è la sua storia.
La visione nasce da un incidente
Bolivie cresce a Douala, la seconda città del Camerun. Città economica. C’è un po’ di elettricità, ma spesso salta.
Ogni estate va nel villaggio dalla nonna. E lì non c’è elettricità. Mai vista. Neanche un cavo.
Si usano lampade a petrolio. Tossiche. Pericolose.
Un giorno succede un incidente. Una lampada cade. Prende fuoco. C’è un bambino. Si brucia.
Lo salvano. Ma ha danni permanenti.
Bolivie ha 15-16 anni. E decide: “Devo dare luce a queste persone.”
Sceglie il liceo tecnico in elettrotecnica. Si diploma. Fa l’università in informatica (perché nel 2008 le energie rinnovabili in Camerun non esistono ancora).
Ma il sogno resta: portare energia elettrica dove non c’è.
L’Italia: formazione tecnica e capitale relazionale
Nel 2015 vince il concorso all’ambasciata italiana in Camerun. Borsa di studio. Visto. Biglietto aereo con Air France.
Arriva a Bologna. Fa automazione. Poi si trasferisce a Savona per specializzarsi in energie rinnovabili.
All’università incontra Giampiero Seta – imprenditore nel settore fotovoltaico. Gli offre di lavorare nel suo laboratorio a San Giacomo.
Bolivie lavora, studia, impara la pratica. Giampiero crede nella sua visione e lo sostiene.
Anche il rettore Federico Delfino e il professore Renato Procopio lo supportano.
Ma non è tutto rose e fiori.
Scambiato per un profugo a Savona
Bolivie torna dal laboratorio. Si ferma al supermercato. Ha la bicicletta gialla della Posta (quella che l’università dà agli studenti per 30€ l’anno).
Lo ferma la polizia.
Una signora anziana ha chiamato dicendo: “C’è un profugo che ha rubato la bicicletta della Posta.”
Bolivie mostra il permesso di soggiorno. C’è scritto “studente”. In regola.
Ma la polizia insiste: “Dobbiamo accompagnarti all’università per verificare.”
Lui chiama l’amico Luca Pari. Luca chiama l’università. Tutti si arrabbiano. Il rettore li aspetta al portone.
Arrivano IVG e altri giornali locali. Intervistano Bolivie.
Lui racconta l’episodio. E parla di diversità come ricchezza.
Dice: “Io sono studente. Ma immagino cosa vivono ogni giorno quelli che sono arrivati col barcone.”
Questo gli dà visibilità. Ma soprattutto gli fa capire che anche in Italia – dove aveva tutto in regola – c’è ignoranza.
Il ritorno: dal sogno alla realtà
Dopo la laurea, Bolivie torna in Camerun.
Fonda WK Energy (poi diventata Global Energy).
Obiettivo: portare energia solare nelle zone rurali. Con tecnologia italiana.
Ma ci sono ostacoli enormi.
Ostacolo 1: Nessuno capisce cos’è il fotovoltaico
Le persone non sanno cosa sia. Pensano sia magia. “Luce senza bruciare nulla?”
Bolivie passa mesi a spiegare. A educare. A dimostrare.
Mercato nuovo non vuol dire facile.
Ostacolo 2: Il governo punta sulle mega-centrali
I cinesi (Huawei e altri) arrivano con contratti enormi. Mega-centrali da migliaia di megawatt.
Bolivie invece propone: “Facciamo piccole centrali. Una per villaggio. Così evitiamo i costi di trasporto.”
Ma è giovane. Ha 27-28 anni. Non lo prendono sul serio.
Ci mette 9 anni per farsi ascoltare.
Ostacolo 3: Gli investitori europei vogliono fare “progetti grossi”
Gli imprenditori italiani (e francesi) arrivano e dicono: “Voglio investire 10 milioni. Fare una centrale da 5 megawatt.”
Problema: per fare questo devi trattare col governo. Con la società nazionale di energia (ENEO, come Enel in Italia). Ci sono esclusività già firmate con multinazionali francesi.
Burocrazia infinita. Corruzione.
Bolivie consiglia l’opposto:
“Invece di fare 5 megawatt in una centrale, fai 50 kilowatt su 100 villaggi.”
Perché?
- Fino a 100 kilowatt l’energia è liberalizzata. Niente burocrazia governativa.
- Lavori direttamente coi comuni. Più veloci. Meno corruzione.
- Crei lavoro diffuso. Formi tecnici locali.
Questo modello funziona.
Il modello che scala: formazione + banche + comuni
Oggi Global Energy lavora così:
Formazione tecnici locali
Forma decine di ragazzi per regione. Così hanno tecnici installatori ovunque.
Partnership con comuni
I comuni sviluppano il mercato locale. Promuovono il fotovoltaico. Identificano le famiglie interessate.
Garanzia bancaria
Le banche locali garantiscono i pagamenti. Le famiglie pagano a rate. Nessun rischio per l’azienda.
Tecnologia italiana
Tutti i pannelli passano dall’Italia. Anche se alcune materie prime vengono dalla Cina, il controllo qualità europeo è garantito.
Risultato?
Bolivie è diventato il referente del fotovoltaico in Camerun.
Lavora con ministri, presidenza, comuni. Ha installato impianti per aziende private (cemento, televisioni, ambasciate). Ha formato decine di tecnici.
E sta costruendo un modello che può essere replicato in tutta l’Africa centrale.
Il mercato: 700 milioni di persone che stanno uscendo dalla povertà
I numeri sono impressionanti.
In Africa ci sono 700 milioni di persone che stanno uscendo dalla povertà.
E hanno bisogno di elettricità.
Solo in Camerun:
- 70% della popolazione vive nelle zone rurali senza luce
- 45% nelle città ha interruzioni continue (anche un mese senza corrente)
E il Camerun è solo l’inizio.
Bolivie può espandere in:
- Nigeria (250 milioni di abitanti)
- Congo Democratico (120 milioni)
- Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Centrafrica
Stessa moneta. Stessa lingua (francese). Stesso problema: mancanza di elettricità.
Il mercato è vergine.
I vantaggi per gli imprenditori europei rispetto ai cinesi
I cinesi producono pannelli solari più economici.
Ma in Africa c’è ancora questa cultura: “Quello che viene dall’Europa è migliore.”
Perché?
Perché i cinesi hanno fatto errori strategici.
Sono arrivati. Hanno venduto prodotti di classe bassa. Senza assistenza. Senza garanzie.
I pannelli si rompevano dopo poco. Nessuno li riparava.
Risultato: percezione di bassa qualità.
Bolivie invece dice: “È tecnologia italiana. Ho studiato in Italia. Questa è buona. Dura.”
E le persone preferiscono pagare un po’ di più per avere qualità garantita.
Questo è il vantaggio competitivo per gli imprenditori europei.
Anche se alcune materie prime vengono dalla Cina, il fatto che passino dall’Italia – con controllo qualità europeo – fa la differenza.
Gli altri settori: imprese agricole e recupero sociale
Oltre all’energia, Bolivie ha creato imprese agricole.
Boni Agro-Industria
Raccoglie prodotti agricoli dalle nonne nei villaggi (pomodori, peperoni, banane). Li trasforma in conserve. Così le nonne non perdono il raccolto e hanno un reddito stabile.
Usa il biogas (dai rifiuti organici) per produrre fertilizzante naturale. E copre le serre con pannelli fotovoltaici.
Energia + agricoltura = modello circolare.
Associazione per il recupero sociale
Prende ragazze orfane di guerra (dal nord-ovest del Camerun, zona di conflitto). Le forma in mestieri: parrucchiera, sarta, cuoca.
Le inserisce nel mercato del lavoro. Le toglie dalla strada.
Ha comprato una casa per ospitarle durante la formazione.
Lavoro per centinaia di persone.
I settori più promettenti nei prossimi 10 anni in Africa
Gli chiedo: “Qual è il settore con più opportunità nei prossimi 10 anni?”
Risposta:
- Energia (ovvio)
- Agro-industria (trasformazione con tecnologia moderna)
- Allevamento (un maiale costa 1.000€ – la domanda è altissima, l’offerta bassa)
- Turismo (far scoprire l’Africa agli italiani – cambia la mentalità)
- Telefonia mobile (anche nei villaggi più sperduti tutti hanno smartphone)
Il punto chiave?
La classe media in Africa sta crescendo.
Le persone hanno soldi. Vogliono divertirsi. Vogliono consumare.
Ma manca l’offerta.
Chi arriva con un prodotto/servizio di qualità – vince.
L’errore che fanno gli imprenditori europei quando vogliono investire in Africa
Molti imprenditori italiani (e francesi) vogliono investire in Africa.
Ma fanno sempre lo stesso errore:
Vogliono fare progetti enormi.
Arrivano. Dicono: “Voglio investire 10 milioni. Fare una centrale da 5 megawatt.”
Problema: entri nel radar del governo. Devi trattare con ministri. Con multinazionali. Con esclusività già firmate.
Burocrazia infinita. Corruzione.
Bolivie consiglia invece:
Associati con un imprenditore locale giovane. Lavora su piccoli progetti diffusi. Cresci piano.
Perché?
- Eviti la burocrazia governativa
- Lavori direttamente coi comuni (più veloci, meno corruzione)
- Costruisci fiducia sul territorio
- Hai ritorno più veloce
Esempio concreto:
Invece di 1 progetto da 10 milioni → fai 100 progetti da 100.000€.
Stesso capitale investito. Ma:
- Meno rischio politico
- Più velocità
- Più impatto diffuso
La lezione per gli imprenditori italiani
Questa storia insegna alcune cose potenti.
1. La formazione europea è un vantaggio competitivo enorme
Bolivie ha studiato in Italia. Ha imparato la tecnologia. Ha costruito relazioni.
E questo gli ha dato credibilità in Camerun che nessun altro aveva.
2. Chi torna a casa con competenze vince
In Africa c’è un mercato vergine. Ma mancano competenze tecniche.
Chi le porta – vince.
3. La qualità batte sempre il prezzo basso (se sai comunicarla)
I cinesi costano meno. Ma la percezione di qualità europea è ancora forte.
Bolivie lo usa come vantaggio.
4. I piccoli progetti diffusi battono i mega-progetti
In contesti complicati (burocrazia, corruzione), meglio molti progetti piccoli che uno grande.
5. La diversità è una ricchezza (se c’è rispetto reciproco)
Bolivie conclude l’intervista con questo messaggio:
“Bisogna scoprire l’Africa. La diversità è una ricchezza. Se insieme mettiamo le nostre forze e guardiamo al bene comune, facciamo un mondo migliore.”
Cosa c’è per te in questa conversazione
Se sei un imprenditore o un investitore:
Questa storia ti mostra opportunità reali.
Non teoria. Non reportage giornalistici. Ma esperienza diretta di chi ci lavora ogni giorno.
E ti fa capire una cosa semplice:
Quanto dei tuoi vantaggi – formazione, tecnologia, capitale – stai davvero sfruttando?
Perché Bolivie ha costruito un’azienda energetica in un paese dove manca l’elettricità.
Tu cosa stai costruendo dove hai tutto?
Guarda l’episodio completo
Questa è solo una sintesi. Nel podcast Bolivie racconta:
- Quando è stato scambiato per un profugo a Savona
- Come ha convinto i primi investitori italiani
- Perché portare la luce a centinaia di villaggi senza costruire centrali elettriche
- Come lavora in un paese dove il 70% vive nelle zone rurali
- Le obiezioni dei clienti che ha dovuto affrontare
- I numeri reali del mercato africano
- Le opportunità concrete per investitori europei
Oppure ascolta su:
E se vuoi contattare Bolivie per investimenti o collaborazioni, trovi i suoi contatti nelle note dell’episodio.
La domanda che ti lascio:
Se uno studente africano è riuscito a costruire tutto questo partendo da zero – cosa ti sta fermando dove hai tutti i vantaggi?
Perché forse il problema non sono le difficoltà.
È che non le stai affrontando con la stessa determinazione.
Andrea
